|
Vittorio
Sgarbi
-
Giuseppe Biasutti -
Paolo
Levi -
Angelo
Mistrangelo
Più di quarant’anni di attività caratterizzano gli aspetti dell’esperienza di Antonio Saporito, i momenti di una ricerca che sempre più tende alla semplificazione formale, le motivazioni interiori legate alla sua visione della realtà tradotta in “... rappresentazioni, oscillanti tra figura e non figura ...”, come ha scritto Rolando Bellini. In particolare, si avverte in questo artista una continua, inesausta, meditata capacità di delineare una raffigurazione in cui la geometria delle composizioni, l’accensione del dato cromatico e il fluire ferreo della linea concorrono a definire una pittura contraddistinta da un rigoroso “repertorio di segni e di colori ...” (Giuseppe Biasutti). Un percorso, il suo, segnato da un progressivo impegno nell’ambito di un’elaborazione che nel tempo si è affinata raggiungendo una personale “spazialità”. Autodidatta, Antonio Saporito ha seguito successivamente i corsi tenuti da Enzo Colucci, Romano Campagnoli, Giorgio Ramella e Giacomo Soffiantino. Una formazione, quindi, che ha contribuito in modo determinante allo sviluppo di un discorso mai scontato, ma scandito da una misura espressiva estremamente nitida evidente nelle “sculture geometriche” in acciaio inox lavorato. In questi lavori si ravvisa un alternarsi di pieni e vuoti su superfici terse, dove il colore rarefatto, cangiante, prezioso (nella gamma dei verdi e dei rossi) sottolineano la purezza della struttura tridimensionale sino ad approdare a un personale astrattismo. In ogni opera di Saporito, anche in quelle più vicine a un’essenziale e sintetica figurazione, vi è una concezione delle forme che parte dall’interiore consapevolezza di trasmettere le quotidiane sensazioni in una sorta di rivisitazione della propria dimensione umana ed esistenziale. L’impiego dell’acciaio inox gli permette di elaborare un dettato limpidamente razionale, di fissare emozioni e suggestioni, di recuperare il valore di un segno che diviene sequenza di quadrati, di cerchi, di rettangoli, mentre lo spazio sembra dilatarsi al contatto della luce atmosferica.
Il profilo di architetture urbane, la dinamicità di certe immagini, la curvatura delle linee compositive sanciscono il carattere del lavoro di Saporito che ha ricevuto positivi riscontri in occasione delle presenze ad “Artissima”, alla Galleria “La Meridiana” di Piacenza, all’ “Agoar” di Ivrea e alla precedente mostra allestita da Luciano Petruso nelle sale dell’ “Arteincornice”. E in questi stessi locali ritorna ora con nuove opere e con l’immutata cadenza di un linguaggio purissimo. Un linguaggio che nasce da una ben precisa progettualità, da una “scrittura” incisiva e penetrante e da un’espressione trattenuta dentro i confini di una determinante razionalità mentale. Immagini e astrazioni, segni e superfici, colori e silenzi, per una stagione artistica in sicura evoluzione. |