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Vittorio Sgarbi
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Giuseppe Biasutti -
Paolo
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Angelo
Mistrangelo
Antonio Saporito nei suoi lavori
astratti e geometrici spesso allude al riconoscibile. Il suo
linguaggio solo in apparenza rispecchia una condizione fuori dalla
realtà. Se la sua sperimentazione visiva appare improntata a un
rigore che sembra non voler lasciare spazio alla fantasia, in realtà
questo artista esprime emozioni e pensieri che diventano segni e
materia. Per esempio la tecnica mista su alluminio dedicata alla
città di New York, comunica una sensazione di qualcosa che va ben
oltre il puro assemblaggio geometrico; il semicerchio che allude
alla luna e i rettangoli chiari, che si stagliano contro un fondo
notturno, evocano una struttura urbana di grattacieli rivissuti come
l’essenza visiva di un modello esistenziale. New York sotto la luna
diventa, nell’elaborazione di questo artista, una sorta di modello
di riferimento, poiché in essa appaiono esemplarmente articolate le
componenti visive che costituiscono la sua cifra stilistica. Il
richiamo alla geometria euclidea viene dunque rielaborato in chiave
fantasiosa e persino ludica, soprattutto quando si sviluppa su
effetti ottici basati su punti, tagli e giochi decorativi, che
appaiono ingannevoli, proprio in quanto sono spunti narrativi, per
altro esplicitamente suggeriti nelle titolazioni proposte
dall’artista. Saporito quindi si pone volutamente in una situazione
di incertezza allusiva, fra il rigore delle sue proposizioni
geometricamente ordinate e il gusto di presentare una trama che
decodifica una forma ridotta a pura sintesi. Se poi utilizza marchi
pubblicitari come quello automobilistico della Mercedes, il gioco si
fa più scoperto, in quanto poggia ironicamente la significatività
del segno su un’icona sacra del consumismo. L’uso dell’alluminio
come elemento predominante di questi collages, che si possono
definire sia come sculture cromatiche bidimensionali, sia come
pitture materiche, definisce il muoversi dello smalto colorato lungo
le linee di un ordine precostituito. Questo fatto sposta il discorso
verso un fronte più complesso di messaggi, che sembrano appartenere
a una predisposizione puristica e a un’analisi metodica delle
potenzialità spaziali della raffigurazione. Ma la sua versatilità si
esercita anche in operazioni più inquietanti, come quella che riduce
la Torre di Pisa a un grande contenitore in plexiglass di rullini
fotografici, cosa che, del resto, rappresenta il ritratto più
appropriato e veritiero di questo totem del voyeurismo turistico di
massa. Il modo di muoversi di Saporito è quello di chi sa
rappresentare la condizione apparente degli oggetti, effettuando
processi di espansione significativa e di restrizione formale,
proponendo una sintesi poetica che si basa sull’analogia,
sull’allusione e su una segnaletica primaria di immediata
leggibilità. I suoi fondi monocromatici stabiliscono equilibri
statici i quali, nella loro apparenza astratta, comunicano una
realtà virtuale e depurata, dove l’elemento figurale si pone sul
piano semantico di una comunicazione simbolica. In questi casi
l’oggettività della rappresentazione è affidata alla progettazione e
alla manipolazione della materia, che si adatta con perfetta
sincronia ai ritmi calibrati delle forme e delle sagome spesso tese
verso l’alto, come alla ricerca di un utopico infinito. A questo
proposito, è un suggestivo esercizio di stile lo studio pittorico e
di collage dedicato al tema della scala, dove si privilegia una
dimensione puramente visiva, il cui valore è legato a una geometria
elegantemente fredda, e otticamente ingannevole dal punto di vista
delle volumetrie e dell’occupazione dello spazio.
da I giudizi di Sgarbi, Editoriale Giorgio Mondadori, 2005
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